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Essi vivono
(They Live), 1988 - John Carpenter
Essi vivono ha una qualità che lo accomuna
ai primi film della serie di Fantozzi. Soltanto quando
arrivi a lavorare in un'azienda di più di 50
dipendenti riesci a capire veramente che non è
fantascienza (e non è deformazione comica) -
si tratta precisamente della realtà, inscritta
in una metafora nemmeno troppo sottile. Carpenter è
senza dubbio uno degli ultimi veri autori del cinema
americano di oggi. Proprio per questo finisce per autoprodursi
ogni pellicola e comunque ha sempre il suo pubblico,
trasversale finché si vuole ma ce l'ha. Se ci
si sofferma sulle scazzottate e sul fatto che il protagonista
è un campione di wrestling (quindi non gli si
possono richiedere troppe sottigliezze attoriali), si
bolla il film come trash - e non per questo perderebbe
il suo valore. Ma soffermiamoci sugli occhiali. Sulle
lenti che svelano i messaggi imposti dai media ("NON
PENSARE", "SPOSATI E RIPRODUCITI") e
il vero volto degli alieni che hanno conquistato il
pianeta. Diventa impossibile non pensare alla reale
situazione dei nostri media e del nostro
governo. Potrei dire senza ombra di dubbio che Essi
vivono ha formato la mia coscienza politica più
ancora di Roma città aperta. Perché
l'antiutopia ha più presa su di me rispetto al
realismo. Essi vivono va guardato in televisione
tutte le volte che c'è, registrato, diffuso,
analizzato e capito. Guardarlo in TV è un po'
un cortocircuito sensoriale: svela più di quanto
le emittenti stesse potrebbero sospettare. Se RAI e
Mediaset non pensassero realmente che siamo degli
idioti senza speranza, probabilmente avrebbero bandito
il film dalla programmazione da molti anni.
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