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Il cielo sopra Berlino
(Der Himmel uber Berlin), 1986 - Wim Wenders
Quando il cinefilo era cinefilo... andava a vedere
film di cui non sapeva nulla e ne rimaneva affascinato.
Oggi non è più così, e dovendo
selezionare si perde molto tra le maglie della visione.
Il cielo sopra berlino è stato il mio
primo vero incontro con Wim Wenders, un regista che
ho amato tanto quanto oggi mi sento di detestare. Per
come si è impantanato nel calligrafismo. Che
comunque era già ben delineato in questo film
- il suo ultimo decente se si escludono i documentari,
nei quali guizza sempre il suo genio visivo. Comunque,
a parte lo sfogo del fan, in questo film c'è
tutta una teoria della visione, cinematografica e non.
Se si riesce a sorvolare sul pomposo script di Wenders
e Peter Handke (uno non è capace a scrivere e
l'altro invece è "troppo capace") ci
si concentra sull'occhio di Damiel e Cassiel e sul volo
che compiono su Berlino - città ancora devastata
al tempo delle riprese. La Storia e le storie si intrecciano
in un caos sonoro poco intelleggibile. Come Cassiel,
occorre portarsi le mani alle orecchie e osservare,
testimoniare. Damiel sceglie di adottare un punto di
vista terreno, perché la realtà non si
guarda dall'alto ma si vive ad altezza d'uomo. La fotografia
in bianco e nero e a colori di Henri Alekan è
il fiore all'occhiello del film. Nel film c'è
un po' tutto quello che eccita il cinefilo doc: il cinema
nel cinema, il circo, la metafora della visione. Gli
angeli nella biblioteca, Nick Cave, il vecchio Omero...
C'è stato anche un terrificante remake con Nicholas
Cage e Meg Ryan - da dimenticare. Wenders ha anche girato
un seguito - ancora più da dimenticare. L'originale
è una recente uscita in DVD. Rivedendolo, c'è
sempre l'emozione del sedicenne nella sala buia. Incredibili
le scene tagliate e il delirante finale alternativo
proposti dal regista negli extra del disco.
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