| Amarcord
(Id.), 1974 - Federico Fellini
Ovviamente sono troppo giovane per poter avere visto
Amarcord nell'anno della sua uscita in sala.
La mia prima visione felliniana risale ai primi
anni '80, in occasione di una trasmissione televisiva
del film. Perciò posso dire con cognizione
di causa che il mio immaginario erotico (mi
trovavo all'inizio delle tempeste ormonali della
pubertà) è fortemente segnato
dalla Gradisca, dalla Volpina e soprattutto
dalla tabaccaia che - estraendo un'immensa tetta
e facendola succhiare al protagonista - è
diventata in breve tempo il mio ideale sessuale.
Ammetto di non amare esageratamente Fellini.
Nell'evoluzione del mio gusto cinematografico
Fellini rappresenta un po' la dimensione infantile,
del gusto per il sogno e il surreale. Antonioni
a sua volta definisce il mio tipo di ribellione
adolescenziale, intellettuale e silenziosa (l'incomunicabilità).
Pasolini infine rappresenta il raggiungimento
della maturità, l'amore universale che
fa presto a trasformarsi in morte (e comunque
tuttora considero Pasolini il cineasta italiano
più "completo"). Però
Amarcord è un film perfetto, capace anche
di trionfare agli Oscar. Un film probabilmente
epocale per molti, fonte inesauribile di modi
di dire più o meno gergali ("invornito",
"san Luigi piange se ti tocchi", "la-pros-pet-ti-va!",
"voglio una donna", e via dicendo).
Per la mia generazione è più facile
identificarsi con il cosiddetto genere "coming
of age" quando è ambientato nei
'70. Amarcord, anche se si svolge in epoca littoria,
è comunque universale nel suo dipingere
il passaggio dalla giovinezza all'età
adulta. A rivederlo oggi non è invecchiato
per niente. A dimostrazione che si tratta di
uno dei migliori film italiani di sempre.
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