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Almost Famous / Quasi Famosi
(Almost Famous), 2000 - Cameron Crowe
Partiamo da qualche punto fermo: Crowe è un
ottimo sceneggiatore e sa (quasi) sempre come raccontare
una storia coinvolgente - stando ai canoni di coinvolgimento
della hollywood nuovissima. È un regista di razza
ed inoltre è anche un ottimo giornalista - imprescindibile
il suo libro-intervista con Billy Wilder (per chi non
lo avesse capito, il suo nume tutelare). Almost Famous
è il suo film più personale, e non potrebbe
essere altrimenti essendo totalmente autobiografico.
Se dà fastidio l'autobiografismo, è un
film da evitare - ma se si è in cerca di uno
sguardo sincero sugli anni '70 del sesso, della droga
e (soprattutto) del rock, allora questo non può
che diventare un cult movie. Ovviamente, per me lo è
diventato subito. Per uno che è cresciuto a suon
di Led Zeppelin, Bowie, Yes, Deep Purple e Black Sabbath
la storia del giovane giornalista di Rolling Stone è
esaltante. Per uno che ha sempre avuto le stesse aspirazioni
e gli stessi limiti, Almost Famous è un
po' come la luce sulla via di Damasco. Dopo averlo visto
tre volte in sala, sempre più coinvolto, ho atteso
l'edizione speciale in doppio DVD che restituisce un
director's cut ancora più bello dell'originale.
Adesso, quando voglio fare chiarezza sulle mie motivazioni
e sui miei obiettivi, o anche solo quando perdo di vista
quello che conta nella mia vita, mi riguardo questo
film, che ha il potere di trasmettermi nuova serenità
e nuova grinta. Detto così sembra un po' retorico,
ma ad ognuno il suo - questo è ciò che
penso. Crowe è uno dei pochi che nel 2000 sa
ricreare uno spirito e un tipo di cinema realmente seventies
(non solo per il contenuto della storia, ma per le modalità
della messa in scena).
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