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Writing

» Non una seconda scelta

Autore
Arabella, da SugarQuill.net (tit. or. Not as a last resort)
Traduzione: Pietro Izzo


Harry non aveva per niente un bell’aspetto, a pranzo, e il pensiero di ciò che poteva preoccuparlo stava impedendo ad Hermione di concentrarsi. Guardava la neve, che ormai cadeva da un pezzo fuori dalla finestra: stavolta era veramente difficile riuscire a seguire la lezione.

"...e quindi la risposta al problema numero quattro sarebbe, signorina Granger?"

Un’occhiata veloce agli appunti. "Ehm, dovrebbe essere il Patronus, professore – perché una manifestazione di gioia, anche se non calcolabile con l’Aritmanzia, può comunque essere organizzata e riutilizzata in un altro incantesimo."

Vector ridacchiò. "Eccellente... per un attimo, avevo pensato che fosse distratta. Cinque punti a Grifondoro."

Hermione aggrottò le sopracciglia, soprappensiero. Non sentì la lode del professore, né il coro di gemiti di disgusto dei suoi compagni, subito dopo. Che razza di problema può avere Harry? Si chiedeva. Sirius era al sicuro, Silente aveva ancora qualche influenza su Hogwarts e gli Auror erano riusciti a proteggere un McDonald nel Kent da un attacco dei Mangiamorte. Tutto sommato, era un buon Dicembre, e le vacanze erano alle porte. Eppure Harry era decisamente preoccupato per qualcosa – conosceva le sue espressioni troppo bene per capire che era di pessimo umore a pranzo, e di solito c’erano ottime ragioni per quegli sbalzi. Ottime, terribili ragioni, pensò Hermione, sperando vivamente che qualunque cosa turbasse Harry non fosse la sua cicatrice.

"Granger, non fai attenzione in classe? Ma come può essere?" sussurrò una voce fastidiosa dietro di lei. "Preoccupata? Pensi al tuo fidanzatino Potter?"

Strozzati, Pansy, pensò Hermione furiosa. Ma non rispose nulla. Non avrebbe comunque risposto nulla. Non aveva più rivolto la parola a Pansy Parkinson, da quando avevano cominciato Aritmanzia insieme. Litigare durante le lezioni di Piton era un conto, ma Hermione rispettava il professor Vector con tutto il cuore, e non si sarebbe abbassata al livello dei Serpeverde durante le ore di Aritmanzia. E poi, era ridicolo che a Hogwarts circolassero ancora queste voci su lei e Harry: spesso Hermione si chiedeva se la gente non fosse completamente cieca. Anche se, pensò immediatamente, andava benissimo così. Dopotutto, non era proprio il caso che qualcuno notasse… qualsiasi cosa.

"La lezione è terminata."

Hermione infilò i libri nel suo zaino sempre troppo carico, attenta a non schiacciare il suo diario magico, si caricò il peso sulle spalle e ritornò col pensiero all’umore di Harry, mentre passava da un corridoio all’altro. Senza nemmeno pensarci, affrontò un labirinto di curve a gomito e svolte improvvise, che la condussero alla scala inferiore. Discese nel sotterraneo mordendosi il labbro, dimenticando che avrebbe seguito anche questa lezione con Pansy.

"Potter e Granger, li hai già visti o no?" canticchiò una voce stridula dietro di lei. " si B-A-C-I-"

Ignorala.... ignorala...

"A-N-O... Lo sapevi che voi due potete anche condividere lo stesso nome? Basta combinarli assieme: Har-Mione." Le Serpeverde che seguivano Pansy dappertutto scoppiarono a ridere maliziosamente.

È ovvio che è un’idiota. È cresciuta in un ambiente disastrato. Le piace Malfoy santo dio...

"Se sei fortunata, i vostri figli avranno i tuoi capelli e la sua fronte… così potrete portarli al circo, come scherzi di natura."

Non le dare soddisfazione.

"In ogni caso, i mezzosangue sono già scherzi di natura, quindi non hai bisogno di stare con Potter, finirai comunque -"

"È il tuo vero naso, Parkinson, o qualcuno ti ha cagato in faccia quando eri piccola?"

Hermione trasalì per la sorpresa. Aveva pensato le parole, ma di certo non le aveva dette. Si voltò di colpo verso la porta della classe di Piton e vide Ron, il viso contratto dalla rabbia, i pugni chiusi. Il suo stomaco ebbe una ridicola contrazione. Si girò a guardare Pansy, miracolosamente zittita: la Serpeverde si picchiettava la coscia con la sua bacchetta magica e taceva. Dopo un momento, però, un sorriso malvagio si fece strada sul suo viso. Incrociò le braccia e puntò lo sguardo da qualche parte dietro le spalle di Hermione.

"Ti pagano per fare la guardia del corpo, eh, Weasley?"

Hermione si voltò: quella voce strascicata e gelida era immediatamente riconoscibile, e lei non sarebbe stata a guardare mentre Malfoy provocava Ron proprio fuori dall’aula di Pozioni. Queste cose non finivano mai bene per Grifondoro. Lanciò un’occhiata di avvertimento a Ron, ma lui non la guardava. Aveva già fatto un passo avanti verso Malfoy.

"Certo," continuo Malfoy, "non c’è da stupirsi. Devi pur portare a casa uno stipendio anche tu, ora che tuo padre è stato declassato. L’ho sempre detto, io. Non ha la stoffa per lavorare al Ministero, non -"

"PEZZO DI -"

"Ron, no!" gridò Hermione, mentre un lampo di capelli rossi passava davanti a lei e un paio di braccia lentigginose si allungavano verso il collo di Malfoy.

"Fermi. Tutti e due."

Nel corridoio cadde il silenzio.

Harry era lì, la bacchetta alzata a metà, gli occhi verdi ridotti ad una fessura poco piacevole. Hermione non l’aveva nemmeno visto arrivare. Harry guardò Malfoy negli occhi per un lungo momento, come per sfidarlo a continuare. Malfoy strinse i denti, ma abbassò la bacchetta ed entrò in classe senza guardarsi indietro. Qualsiasi cosa gli avesse raccontato il padre riguardo agli eventi accaduti alla fine del quarto anno, era abbastanza per togliergli la voglia di creare problemi a Harry. Evidentemente, Malfoy non moriva dalla voglia di confrontarsi con uno che era sopravvissuto ad un duello con l’Oscuro Signore.

"Maledetto vigliacco," mormorò Ron, infilandosi la bacchetta nella cintura con una mano e riaggiustandosi i capelli con l’altra. Lui e Harry si scambiarono uno sguardo cupo, poi Ron vide Hermione. Lei capì solo in quel momento di aver fissato Ron per tutto il tempo. "Beh? Non guardarmi così," esclamò rabbiosamente. "Stavo solo -" ma non poté finire la frase. Pansy e le sue amiche Serpeverde li separarono entrando in classe. Hermione sospirò e le seguì, cercando di ignorare lo sguardo di Ron. Piton era intollerabile, ultimamente, e arrivare in ritardo a Pozioni avrebbe solo portato meno punti per Grifondoro.

Passata mezz’ora, Ron non la aveva ancora perdonata.

"Harry, dì ad Hermione di passarmi quelle ali di scarabeo."

"Harry, dì a Ron che ci sento ancora abbastanza bene."

"Piantatela, tutti e due." Harry tirò le ali di scarabeo in direzione di Ron e rivolse uno sguardo carico di malumore su Piton.

Hermione gli lanciò un’occhiata in tralice. Non era sé stesso, e non lo era stato per tutto il giorno. "Harry," tentò con calma dopo un momento, "c’è qualcosa..."

Ma lo sguardo che lui le posò addosso le fece morire la frase in gola. Cercò lo sguardo di Ron, ma lui si ostinava a non guardarla. Con un sospiro, Hermione cominciò a sbriciolare accuratamente le ali di scarabeo nel suo paiolo. Doveva farlo con estrema attenzione, lo sapeva, altrimenti l’Elisir Affilante avrebbe disintegrato le lame di una spada invece di renderle più taglienti. E di sicuro Piton avrebbe voluto controllare i suoi risultati. Lo faceva sempre. Aspettava soltanto di trovarla in una giornata no.

"... no, ne parliamo più tardi," -  Harry mormorava a bassissima voce. Hermione dovette sporgersi per cogliere la risposta di Ron.

"Ma ce l’hai fatta, o no?"

"Ti ho detto più tardi," sibilò Harry.

"Ce l’hai fatta a far cosa?" Hermione posò il suo mortaio e incrociò le braccia. Se la conversazione aveva qualcosa a che fare con l’umore di Harry, voleva sapere anche lei. "Che sta succedendo?"

Harry sobbalzò. "N-niente." Inghiottì, e riprese a pestare gli ingredienti della sua pozione con l’estremità della sua bacchetta.

Gli occhi di Hermione divennero una fessura. "Harry, è tutto il giorno che ti comporti in modo strano," sussurrò. "Se ha qualcosa a che fare con.... beh, con Tu-Sai-Chi, forse dovresti..." Si interruppe, notando improvvisamente che i capelli di Harry erano fradici. "Perché eravate fuori sotto la neve?" domandò incuriosita. "Cos’è successo a Divinazione?"

"Senti, non è niente," replicò Harry, il viso innaturalmente rosso. Lanciò uno sguardo furioso a Ron, per fargli capire che non aveva gradito affatto come lui avesse introdotto la conversazione.

Ron si limitò a posare lo sguardo su Hermione. "Fatti gli affari tuoi," disse brevemente.

Hermione restò a bocca aperta. "Gli affari miei..." ripeté, sentendosi improvvisamente ferita. Quest’anno le sembrava che fossero molte di più le cose che le venivano tenute nascoste di quelle cui poteva partecipare, quando si trattava di Harry e Ron. Chiaramente, qualsiasi cosa stesse succedendo, Ron ne era al corrente e lei no. Lo guardò con aria di rimprovero. "Pensavo che quello che succede a Harry fosse anche affar mio," disse, con un tono un po’ troppo più alto di quello che intendeva.

"Non cominciare a parlare di me come se io non ci fossi, okay?" la interruppe Harry, mescolando sempre più minacciosamente la pozione nel suo paiolo.

"Ma Harry, se ha a che fare con la tua cicatrice..." tentò Hermione. Aveva notato che ogni secondo che passava rendeva Harry sempre più agitato. Per quanto lo conosceva, questo tipo di reazione non faceva che confermarle di aver ragione. "Ricordi cosa ha detto Silente riguardo a-"

"Hermione, ti ha detto di stare zitta!" intervene Ron, a un volume troppo più alto del normale, per una conversazione clandestina in classe. Diversi studenti si voltarono verso di loro.

Hermione restò per un attimo senza parole per l’indignazione, poi si voltò per fronteggiare Ron, dimenticando per un attimo la lezione di Pozioni. "Ma perché non stai zitto tu, Ron?" replicò, troppo arrabbiata per notare la gente che ora li stava fissando. "Harry non mi ha mai detto di -"

"Silenzio."

Hermione, Ron e Harry inspirarono simultaneamente. Piton era lì, di fianco al loro banco, chinato su Ron con un lampo di soddisfazione nei suoi occhi neri. C’erano borse, sotto quegli occhi, notò distrattamente Hermione. Come se non avesse dormito per troppo tempo.

"Il famoso Trio sta chiacchierando?" chiese dolcemente Piton, reprimendo a stento un sorriso. "Che novità."

Il ghigno di Malfoy si sentiva fin dall’altra parte del sotterraneo, e le risatine di Pansy bruciavano nelle orecchie di Hermione. "No, Professore, stavamo solo -" iniziò.

"Punizione, Granger," la interruppe Piton, deliziato più che mai dalla possibilità di amministrare questa punizione. "Non voglio sentire scuse."

Harry e Ron produssero un identico, involontario suono di disgusto.

Piton inarcò le sopracciglia guardandoli. "E...." si fermò. i suoi occhi si posarono su Harry, ma quando aprì la bocca per parlare non disse nulla. Le sue pupille si dilatarono per un momento, poi il suo sguardo malvagio si posò su Ron. "E Weasley," concluse. "Venite alla cattedra alla fine della lezione." Piton si giro così bruscamente che il suo abito volteggiò dietro di lui per un attimo, poi ritornò con passo deciso alla sua postazione.

Nessuno dei tre disse un’altra parola per tutto il resto della lezione. Hermione finì correttamente la sua pozione in anticipo su tutti gli altri, ed era ovvio che Piton ne era disgustato. Finalmente terminò la lezione con un ringhio, "Finché non mi saprai dire la differenza tra uno scarabeo e una mantide religiosa, Paciok, ti proibisco di tornare in questa classe. Fuori."

"Mi sa che non torni più, allora," disse Malfoy con cattiveria mentre passava dietro il banco di Neville. "Potresti tornare a casa da tua nonna." Si interruppe, spostò i suoi occhi azzurro ghiaccio su Harry e si assicurò che Tiger e Goyle fossero al suo fianco prima di continuare  - "Ho sentito che è molto malata." Malfoy finse di tirare su col naso, Tiger e Goyle grugnirono qualche risata, e seguirono Draco fuori dall’aula.

"OK. Questo è troppo." Ron era scattato in piedi insieme a Harry, diretto alla porta, e per una volta Hermione non li avrebbe fermati. Neville stringeva in pugno la sua bacchetta così forte che le sue nocche stavano diventando bianche, e tutto il suo corpo tremava. Hermione aggirò velocemente il paiolo, dirigendosi verso la sua sedia.

"Oh, Neville," disse dolcemente. "Non lo stare a sentire. Tua nonna starà bene." Neville non la guardava, ma anche di profilo lei poteva vedere le lacrime spuntare nei suoi occhi. Alzò una mano per confortarlo.

"Granger. Weasley. Alla cattedra. Adesso."

Hermione tirò su la testa e incontrò lo sguardo senza pietà di Piton. Con la coda dell’occhio vide Ron immobile sulla porta, la bacchetta già in mano. Stava dicendo qualcosa a voce molto bassa – probabilmente qualche insulto, mentre Harry continuava verso il corridoio senza di lui. Ci fu un urlo strozzato di Malfoy, e un suono come di piedi enormi che si allontanavano rumorosamente verso la sala principale. Poi, il silenzio.

Una volta realizzato che non avrebbe potuto aiutare Neville, almeno per il momento, Hermione sospirò, strinse brevemente il suo braccio e si diresse verso la cattedra di Piton, fremendo interiormente all’idea che Malfoy potesse sempre scamparla con tanta facilità. Il modo in cui Piton era fedele a Silente e nello stesso tempo ingiusto con molti degli studenti che con Silente lavoravano non finiva di stupirla. Spesso, tuttavia, si chiedeva quanta parte della proverbiale crudeltà di Piton nei confronti di Grifondoro fosse una messinscena, quest’anno. Forse stava solo cercando di deviare i sospetti dei Serpeverde.

"Come farà il nobile Potter senza i suoi accompagnatori, per una sera?" Attaccò Piton con falsa gentilezza, il suo sorriso malevolo rivolto verso Ron e Hermione. "Mi dicono che non è sicuro lasciarlo fuori dalla vostra portata. Ah, beh…."

O forse non è per niente una messinscena.

Ron emise un suono di irritazione. "Potremmo avere la nostra punizione e basta?" chiese a denti stretti. Hermione gli pestò un piede. Stava rendendo le cose peggiori.

"Così ansioso di avere la punizione?" Piton ridacchiò. "Però. Non avrei mai pensato di incontrare un Weasley rispettoso dell’autorità."

"Ahi!"

Ron aveva appena pestato il piede di Hermione, e lei non se lo aspettava. Si sforzò di rimanere composta, quando in realtà non avrebbe voluto altro che girarsi e urlargli qualcosa di osceno. Si stava comportando come un bambino dall’inizio della lezione e lei ne aveva abbastanza.

Piton attese. Li guardò dalla testa ai piedi, e di colpo il suo sguardo divenne ancora più disgustato. "Appropriato," borbottò, rivolgendosi a sé stesso più che a loro. Hermione aggrottò le sopracciglia, cercando di capire cosa Piton volesse intendere.

"Forse," disse infine Piton, "considerando le vostre... tendenze violente... dovreste entrambi lavorare nella serra più lontana. So che la professoressa Sprite ha dei problemi con i Germogli Pitonati." Pronunciò le ultime due parole con una malizia tutta speciale.

Ron emise un lamento, ed Hermione sapeva bene perché. Lui e Harry avevano già fatto le loro esperienze, lottando con i Germogli Pitonati, e Piton con ogni probabilità ne era perfettamente al corrente. Non aveva nessuna voglia di chiudersi in una serra mentre fuori nevicava con una pianta molto spiacevole e un compagno di punizione ancora più spiacevole. "Professore..." tentò Hermione, "...lo sa che sta nevicando molto forte fuori, vero?"

"Sì." Piton sorrise, la solita smorfia senza gioia di nuovo al suo posto. "La punizione comincerà da adesso, prima che la bufera la renda impossibile. Potete andare alle serre."

"Ma non può farci saltare la cena!" protestò subito Ron. Hermione sospirò. Piton poteva, e lo avrebbe fatto.

"Ho detto adesso, Weasley," rispose Piton, tornando dietro la cattedra con un fruscio del suo mantello e iniziando a dosare polvere di zanne di vampiro in una fiala. "Dieci punti verranno tolti a Grifondoro, per la vostra incapacità di ascoltare, e vi suggerisco di obbedire, prima che la punizione raddoppi."

Hermione prese borsa e mantello, e seguì Ron fuori dal sotterraneo. Ron, che aveva le orecchie particolarmente rosse e le labbra decisamente serrate. Lui non disse una parola fino alla fine delle scale che li portarono alle enormi porte di quercia dell’ingresso.

"Dovevi ficcare il naso negli affari di Harry, vero? Non potevi proprio farti i fatti tuoi." Ron aprì il portone e fu spinto all’indietro – un vento selvaggio, carico di neve, minacciava di richiudere la porta di colpo, schiacciandolo.

Hermione si affrettò ad uscire nella neve, il naso puntato in alto. Che ci pensi lui alla porta, pensò con rabbia, camminando velocemente verso le serre sotto il peso della sua borsa, senza preoccuparsi di lasciarlo indietro.

Ma lui la raggiunse comunque, dopo qualche momento. Maledette le sue gambe lunghe.

"Grazie per non avermi dato un cazzo di aiuto!" Ron stava urlando al vento. "Non saremmo in questo casino, adesso, se ti fossi fatta gli affari tuoi, quindi il minimo che puoi fare è piantarla di comportarti da Signorina-"

Il resto dell’insulto si perse in una folata di vento improvvisa, e Hermione ne fu felice. Era arrabbiata, e decisa a litigare, ma questo non significava che potesse sopportare i modi in cui Ron la chiamava. Piuttosto di rischiare di farsi vedere ferita, affrettò il passo, il viso rivolto dritto davanti a sé, e cercò di arrivare alle serre il più velocemente possibile.

La professoressa Sprite urlò dalla sorpresa quando le porte della serra si aprirono di colpo ed Hermione entrò furiosamente. "Chiudi!" urlò la Sprite, alzando le mani coperte di terra. "Presto! La temperatura! Le piante!" Puntò la sua bacchetta e fece chiudere rumorosamente la porta, proprio mentre Ron stava entrando. La porta lo colpì duramente sulla schiena, e lo spedì a gambe all’aria sul pavimento della serra.

Hermione rise forte. Ron la fissò, con una faccia rossa come i suoi capelli. Si tirò su e si avvicinò a lei, aprendo la bocca per dire qualcosa che, Hermione lo sentiva, non sarebbe stato troppo piacevole. Lei lo guardava insolente, in attesa.

"Cosa diavolo ci fate qua?" intervenne la professoressa Sprite, prima che Ron potesse dire qualcosa. La Sprite li stava scrutando con occhi penetranti. "La mia ultima lezione è stata un’ora fa. Con il sesto anno dei Corvonero. Oppure sto impazzendo."

Hermione scosse la testa velocemente, si allontanò da Ron, e spiegò che cosa erano venuti a fare.

La Sprite incrociò le braccia avvolte nel suo mantello. "E vi ha mandato qui senza cena, immagino?" disse seccamente. "Bene. Facciamo un lavoro veloce, allora, così almeno potrete tornare al castello prima che la neve ci tenga qua per tutta la notte."

Hermione lanciò un’occhiata a Ron, che sostenne il suo sguardo e lo ricambiò facendole chiaramente capire di chi pensava sarebbe stata la colpa, se avessero dovuto restare chiusi nella serra fino al mattino. Lei fece una smorfia, e indossò un paio di guanti con protezioni per i palmi e le dita.

Glielo faccio vedere io, come si doma un germoglio pitonato.

*

Passarono due ore, durante le quali Ron bestemmiò due volte ad alta voce, la professoressa Sprite fece finta di non sentirlo, e tre coppe di polline viola e appiccicoso furono raccolte. Il vento adesso ululava e fischiava attorno alla serra, e Hermione poteva appena distinguere le torrette del castello attraverso la tempesta di neve. Era quasi impossibile capire se il cielo era buio, talmente era bianco di neve.

"Dovrebbe essere a posto," ansimò la Sprite, afferrando la pianta tubolare su cui Ron stava lavorando e tenendola ben lontana dal suo viso. La pianta ondeggiò, starnutendo un getto di muco viola direttamente su Ron, che alzò le mani per proteggersi, particolarmente irritato. Il suo colletto era ormai color porpora. Hermione si allontanò dal suo germoglio, che si era avvolto su sé stesso nel sonno dopo che lei ne aveva estratto il polline, e controllò i suoi vestiti. Immacolati.

"Tornate a scuola, prima che la neve peggiori," intimò la professoressa Sprite, carezzando un lato dello spesso stelo del Germoglio Pitonato di Ron. Si addolcì un poco al suo tocco, ma non si era ancora calmato del tutto. "Me ne occupo io, non mi aspettate. Tornate alla vostra torre e per amor del cielo, fermatevi in infermeria se vi bagnate troppo… Madama Chips mi ucciderà se vi ammalate."

Hermione promise che l’avrebbero fatto. Posò i guanti protettivi nel loro contenitore, si mise quelli da neve, si legò bene il mantello sulle spalle e si caricò lo zaino in spalla. Con Ron dietro di lei, aprì la porta, preparandosi ad una sicura folata di neve.

Come previsto, la porta si aprì di colpo, spingendola indietro. Ron non si fermò ad aiutarla, forse per vendicarsi del precedente rifiuto di lei di aiutarlo: uscì veloce dalla porta e cominciò ad arrancare nella neve senza guardarsi indietro. Hermione si affrettò attraverso la porta e se la tirò dietro ferocemente, poi si girò per scoprire che Ron era scomparso quasi del tutto. Poteva solo vedere un sottile barlume di rosso, diversi metri più in là. Per il resto, la neve lo nascondeva completamente.

"Ron!" urlò, mentre un sottile panico cominciava ad agitarsi nel suo stomaco. Hermione procedeva verso il punto di riferimento dei suoi capelli più in fretta che poteva. "Ron, fermati!" Ma sapeva che lui non poteva udirla. Il vento portava via il suono della sua voce ogni volta che tentava di parlare, e Ron si allontanava ogni secondo di più. Hermione si fece scudo con le mani per poter vedere attraverso la neve e cercò con gli occhi il castello mentre inciampava in avanti.

Il castello.

Non riusciva a vederlo.

Hermione non aveva mai camminato in una tempesta di neve in tutta la sua vita, ma aveva letto di bufere come questa. Freneticamente, giro su sé stessa per vedere se almeno poteva raggiungere la serra; l’importante era rifugiarsi al chiuso, non importa dove. Con grande difficoltà, poté distinguere il riflesso del vetro che costituiva la parete degli edifici di Erbologia e tirò un sospiro di sollievo. Poteva tornare indietro e passare la notte nella serra – sempre meglio che perdersi orribilmente nella neve. Fece un passo in quella direzione e si fermò, realizzando improvvisamente qualcosa di terribile.

E se anche Ron non riesce a vedere nulla?

Senza pensarci due volte si rigirò in direzione del castello e corse il più veloce possibile attraverso la neve. "RON!" gridò, con tutta la voce che poteva . "NON RIESCO A VEDERTI, DEVI FERMARTI!" Si voltò per un attimo e fu come se un mattone le fosse caduto sullo stomaco. La serra non era più visibile.

Posso sempre tornare indietro quando l’avrò trovato. So in che direzione sono le serre. Sono proprio dietro di me. Niente panico. Niente panico.

In preda al panico, si tuffò in avanti, desiderando di essere già al settimo anno di Incantesimi e di conoscere qualche potente magia per controllare il maltempo. i suoi occhi scrutavano il nulla biancastro di fronte a lei, le palpebre in lotta contro quelle che sembravano vere e proprie secchiate di neve. Il cielo era invisibile, il castello era invisibile, e irritata quanto poteva esserlo per il recente comportamento di Ron, avrebbe dato qualsiasi cosa per una traccia di capelli ros-

"Umpf! PORCA - "

Hermione si era appena scontrata con qualcosa di alto, caldo e in possesso di un vocabolario colorito.

"RON!" urlò, e lo abbracciò d’impulso. "Non riuscivo a vederti!"

"COSA?" urlò lui in risposta. Le sue braccia erano ai lati del suo corpo – penzolavano, come se non sapessero cosa fare. Dopo un attimo una grossa mano batteva goffamente sulla sua schiena, e Hermione si chiese come, nel bel mezzo di una bufera, potesse sentire la sua temperatura alzarsi.

Si staccò da lui. "DOBBIAMO ANDARE AL CHIUSO!" urlò con tutta la forza dei suoi polmoni.

Ron si chinò molto vicino al suo viso, il che era necessario, pensò Hermione tra sé, per riuscire a vedersi nella tempesta. "NON RIESCO A SENTIRTI!" urlava. "DOBBIAMO ANDARE AL CHIUSO! QUESTA È UNA BUFERA!"

"NON MI DIRE," urlò Hermione sarcastica.

Ron scosse la testa per indicare che continuava a non sentirla. "COSA?" urlò. "NON IMPORTA! COM’ERA QUELL’INCANTESIMO CHE HAI SPIEGATO A HARRY? QUELLO DELLA BUSSOLA?"

Hermione rabbrividì e si spremette le meningi. Quello della bussola, quello della bussola, quello - "L’INCANTESIMO DEI QUATTRO PUNTI?" urlò in risposta.

Ron fece una smorfia di frustrazione e Hermione si chiese se avesse qualche reale problema di udito. Dopo tutto, lei riusciva a interpretare le sue parole. Lui estrasse la bacchetta e la picchiettò sul palmo della mano, come a visualizzare quello di cui stava parlando.

"LO SO!" gridò Hermione irritata. "HO APPENA DETTO L’INCANTESIMO DEI QUATTRO - Oh, lasciamo perdere," mormorò più a sé stessa che altro, estraendo la sua bacchetta e poggiandola sulla sua mano aperta. Ma prima di lasciare la presa, si fermò. Non avrebbe funzionato. Al momento in cui avesse lasciato la bacchetta sulla mano aperta, il vento l’avrebbe portata via, e non avrebbe avuto più nulla per proteggersi. Scosse la testa in direzione di Ron. "NON VA BENE! PERDEREI LA BACCHETTA!"

Ron iniziò a scuotere la testa in risposta, per farle capire che non udiva nulla, e Hermione emise uno strillo impaziente. Prese la bacchetta e mimò un volo elaborato sotto i suoi occhi, cercando di mostrargli che l’avrebbe persa se l’avesse lasciata senza presa. Ron osservò i suoi tentativi per qualche istante, poi scoppiò a ridere.

"CHE DIAVOLO SAREBBE QUESTO?" gridò, dopo essersi ricomposto, non senza qualche difficoltà. "NON SARA’ UNA QUALCHE MOSSA SEGRETA ALLA GILDEROY ALLOCK?"

Hermione si portò entrambe le mani al viso. Lui era insopportabile, non poteva sentirla, non sapevano in quale direzione stavano camminando, ed era, tutto sommato, una situazione orribile.

Beh, almeno l’ho trovato, non poté fare a meno di pensare. E prima che potesse razionalizzare quello che pensava, prese la mano guantata di Ron nella sua e iniziò a tirarlo in quella che sperava fosse la direzione corretta.

"TU NON HAI LA MINIMA IDEA DI DOVE STIAMO ANDANDO, VERO?" Ron urlò controvento, tenendo ben stretta la sua mano.

"Probabilmente no," rispose lei con un tono normale, sapendo che lui non l’avrebbe sentita nemmeno se avesse urlato. "Ma è sempre meglio camminare che non stare fermi e congelare, e dobbiamo trovare un rifugio, altrimenti moriremo qui, nei terreni della scuola, e non è per niente un pensiero confortante, e poi di sicuro prima o poi sbatteremo contro qualcosa, voglio dire, insomma, il castello è enorme, lo vedremo per forza prima o poi e d’altra parte non mi sembra che tu abbia un’idea migliore!"

Il flusso delle sue stesse parole in qualche modo faceva sentire Hermione meglio – più potente – marciava in avanti con maggior forza, e continuava a tirare Ron e parlare.

"Stai sempre lì a mettere in discussione tutto quello che faccio come se non fosse degno della tua fiducia e non lo capisco, perché tu lo sai che sono brava, e quante volte ci ho tolto dai pasticci! Quando comincerai ad ascoltarmi? Tu e Harry mi ignorate sempre e poi alla fine vorreste sempre non averlo fatto!"

Hermione mosse la testa con orgoglio. Era molto tempo che voleva dire queste cose a Ron, ed era bello finalmente tirarle fuori, anche se lui non poteva sentirla. Si tolse la neve dagli occhi e proseguì, sentendosi più leggera ad ogni passo ed ogni parola, sebbene i suoi piedi cominciassero a somigliare a due blocchi di ghiaccio.

"E poi volevo solo sapere se Harry stava bene, e tu in cambio non hai fatto altro che mettermi nei guai! E volevi dare a me la colpa della punizione, ma come osi! Voi due mi nascondete troppe cose ultimamente, e io non lo sopporto, e lo so che lo fate solo perché io sono la femmina, ma non posso farci niente se sono una ragazza, e voglio sapere cosa sta succedendo! Non ci sono sempre stata per voi? Ho mai rotto una promessa o spifferato un segreto?"

Si interruppe per prendere un respiro.

"E mi ferisci quando mi insulti, Ron Weasley. Mi ferisci veramente. Perché io - "

Hermione si fermò. Non poteva fidarsi nemmeno di una bufera, per portare via le parole che stava per dire senza che fossero udite. La mano di Ron era ancora stretta attorno alla sua e lei sospirò.

"EHI!" Ron lasciò andare la sua mano e corse più avanti, spostando un mucchietto di neve con la punta della scarpa. "È IL LAGO!" Il mucchio di neve spostato da Ron stava affondando in una massa bagnata e scivolosa, e Hermione capì che Ron aveva ragione. "SE SALIAMO SU PER QUESTA COLLINA -" Ron si girò nella direzione indicata, " – DOVREMMO ARRIVARE DRITTI AL CASTELLO!" si voltò e afferrò di nuovo la mano di Hermione. "DAI! HO i PIEDI CONGELATI!"

"DAVVERO, PERCHÉ i MIEI SONO PROPRIO PIACEVOLMENTE CALDI," urlò Hermione alle sue spalle, mentre si sforzava di stargli dietro. Lui si girò per lanciarle un sorriso impossibile, e lei sentì una leggera fitta al cuore. Quindi aveva sentito la sua battuta? No, la voce dentro di sé le assicurò. No, non può sentirti. Non ti ha sentito.

Arrancarono nella neve per quasi un’altra ora, quando Hermione dovette fermarsi. Liberò la mano dalla stretta di Ron e si sfilò lo zaino carico di libri dalle spalle. Era troppo pesante, specie per andarci in giro così a lungo, e pensò di indossarlo per un po’ sul davanti, per alleviare il dolore dei muscoli. Stava infilando un braccio nella cinghia, quando si sentì strappare la borsa dalle mani.

"PRESO," urlò Ron, lanciandolo sopra la sua spalla e cominciando a zoppicare per il peso. Si raddrizzò dopo un secondo e sorrise ancora. "STAVO SCHERZANDO!"

Hermione stava giusto per dirgli che poteva anche portarlo da sola – ma si morse la lingua. C’era qualcosa, in quel gesto di Ron, che non avrebbe voluto rovinare. E poi, la schiena le doleva veramente, e aveva un freddo terribile. "Grazie," fece quindi con le labbra, guardandolo dritto negli occhi.

Ron doveva aver letto il labiale, perché alzò le spalle imbarazzato e le sue orecchie divennero più rosse di quanto il freddo le avesse già rese. Hermione gli sorrise e lo prese di nuovo per mano – meravigliandosi di quanto fosse semplice tenersi per mano adesso che c’era un’ottima scusa per farlo – poi riprese a camminare, pensando a com’era stranamente bello vedere il suo zaino sulle spalle di Ron. Di nuovo, il suo stomaco fece quella strana giravolta.

Non molto tempo dopo, Ron inciampò in qualcosa e cadde in avanti. Emise un urlo di dolore e saltò indietro. "QUALCOSA MI HA PUGNALATO!" urlò, indicando davanti a sé.

Hermione si affrettò a fare qualche passo avanti e ad esplorare il vuoto con le mani protese. Emise un urlo di felicità quando le sue mani si chiusero su qualcosa di solido; spostò velocemente la neve e, sebbene fosse completamente esausta, cominciò a saltellare eccitata. "È IL CAMPO DI ZUCCHE DI HAGRID!" gridò. "TI SEI PIANTATO CONTRO UNA DELLE PUNTE DEL CANCELLO!" Prese la mano di Ron e la mise sul cancello in modo che potesse seguire il percorso, poi procedette a tentoni da una punta metallica all’altra finché non raggiunse l’angolo. Svoltò, continuando a tastare finché le sue scarpe si scontrarono contro un muro.

La capanna di Hagrid. Si appoggiò al muro con entrambe le mani e rise per il sollievo. "Oh, Hagrid," sospirò, nel vento e nella neve. "Ci manchi." Con Ron alle calcagna, seguì il muro fino alla facciata, alla porta.

"ALOHOMORA!" urlò. La porta della capanna di Hagrid si aprì. Hermione, Ron, e un discreto mucchio di neve entrarono simultaneamente.

Per qualche minuto non parlarono. Erano troppo infreddoliti. Ron chiuse accuratamente la porta, si tolse mantello, guanti e sciarpa: i suoi denti battevano senza controllo. Lanciò il suo zaino e quello di Hermione su una sedia, tirò fuori la bacchetta e accese un fuoco nel caminetto, poi iniziò a togliersi le scarpe. Hermione lasciò cadere il suo mantello fradicio e i guanti e lo raggiunse sul tappeto davanti al fuoco, togliendosi più in fretta che poteva scarpe e calze per mettere i piedi vicino alle fiamme. Il fuoco penetrava nei suoi vestiti umidi e le riscaldava anche le ossa mentre la tempesta, fuori, non accennava a smettere.

"Oh... wow...." Ron era disteso sulla schiena, i talloni sulla pietra del pavimento, le dita dei piedi protese verso l’alto, le braccia spalancate e gli occhi chiusi.

Hermione lo osservava, avvantaggiandosi dei suoi occhi chiusi che le permettevano di scrutare ogni parte del suo corpo, dai suoi piedi nudi ai capelli bagnati. Sentiva un bisogno impellente di stendersi accanto a lui e poggiare la testa sul suo braccio proteso. Restò in piedi, e si guardò intorno, invece. C’era solo una stanza nella capanna, ma sembrava veramente grossa e vuota senza Hagrid a riempirla.

"Strano, vero?" sbadigliò Ron, "Entrare qui e non sentire Thor che abbaia come un pazzo."

Hermione sorrise. "E non avere Hagrid che tenta di propinarci il té con biscotti di pietra."

"O vedere qualche creatura malvagia e assetata di sangue crescere in una scatola nell’angolo."

"Già," ribattè Hermione. "Sono contenta che nessuno viva qui mentre lui è via. Sarebbe stato… sbagliato, in qualche modo. Chissà come vanno le cose coi giganti?" Spostò lo sguardo sul caminetto disadorno di Hagrid e vide un vasetto terribilmente simile a quello che i Weasley usavano per la loro Polvere Volante. Sbuffò di disappunto. "Pensavo che almeno Hagrid lo sapesse che non si può usare la Polvere Volante all’interno di Hogwarts," disse un po’ delusa.

Ron aprì gli occhi. "Che?" Buttò un occhio al vasetto. "Oh, quella non è Polvere Volante. È dell’altro tipo, quella per far comparire la testa nel fuoco." Chiuse di nuovo gli occhi e sospirò di soddisfazione, passandosi le dita tra i capelli e facendoli restare dritti sulla testa. "Incredibile, là fuori. Potevamo restarci secchi. Congelati. Siamo fortunati che ho puntato subito nella direzione giusta."

Hermione arricciò le labbra. "Veramente, pensavi di portarci al castello."

"Castello, capanna, non importa. Siamo al coperto." Ron iniziò a grattarsi sotto il colletto arrossato dal polline.

Hermione levò gli occhi al cielo, e si rialzò. "Già, ma adesso dobbiamo arrivare al castello. Sai come funziona quel tipo di Polvere? Io non l’ho mai usata."

Ron aprì un occhio e la fissò incredulo. "Arrivare al castello? Hermione, non so se hai notato che c’è una BUFERA là fuori."

"Non voglio certo uscire e perdermi nel nulla, Ron." Hermione sbuffò di impazienza. "Voglio solo portare la mia testa nel castello. Far sapere ad un insegnante dove siamo, in modo che non si preoccupino. Che Harry non si preoccupi. Come faccio a proiettare la mia testa nel caminetto della sala professori?"

"Infastidisci di nuovo Piton e sono sicuro che proietterà lui qualcosa per te," mormorò Ron, le mani impegnate a tirare qua e là il colletto del vestito. "Questa cosa mi sta uccidendo," ringhiò.

"Probabilmente sei allergico al polline che ti sei schizzato addosso." Hermione prese il vasetto.

"Ho notato che tu hai lavorato con la pianta più gentile e sonnolenta," borbottò Ron, slacciandosi la parte superiore del vestito.

Hermione si era incantata a guardare cosa stavano facendo le sue dita, ma distolse velocemente lo sguardo. "Abbiamo lavorato con lo stesso tipo di fiore, Ron. Solo che io ho letto il capitolo sulle tecniche per calmare le piante aggressive e tu l’hai saltato perché non era incluso nel test."

"Sei carina a farmi la lezione mentre mi sto praticamente scorticando -"

"Beh, allora spogliati e piantala di lamentarti!" lo interruppe Hermione. Trattenne il respiro, raggelata.

No…Non ho appena detto questo.

Si girò del tutto verso il focolare, evitando accuratamente lo sguardo scioccato di Ron. Il viso le stava andando a fuoco. Fu ancora peggio quando, un momento dopo, udì Ron alzarsi dietro di lei e spostarsi dall’altra parte della stanza, facendo scricchiolare il pavimento.

"Non ti girare," disse lui semplicemente.

Hermione udì un suono di cassetti che venivano aperti e richiusi, e poi un suono come di tessuto bagnato gettato sul pavimento. Tentò di respirare.

Ho perso la testa. Ho veramente perso la testa, continuava a ripetersi, il vasetto di polvere in mano, in uno sforzo di concentrarsi su qualcosa di diverso dal fatto che Ron era lì, dietro di lei, senza vestiti addosso.. Alzò il coperchio di ceramica del vasetto e ne esaminò l’interno: il suo cuore, che stava martellando orribilmente nel petto, ebbe un tuffo per la delusione. Non c’era nulla nel vasetto se non un minuscolo cucchiaino che Hermione non poteva nemmeno immaginare in mano ad Hagrid. Si sarebbe perso tra i suoi polpastrelli giganti.

"Oh, no," esclamò, sperando che nessuno degli insegnanti uscisse nella bufera per cercarli, ma sapendo benissimo che sarebbe successo.

"Qual è il problema?" chiese Ron, dietro di lei. Hermione sobbalzò.

"È che non c’è più polvere," balbettò lei, sentendosi arrossire, "quindi non possiamo avvertire nessuno per dirgli dove siamo. Posso.... ehm... Posso girarmi adesso?"

Ron tossicchiò. "Okay," disse, con voce un po’ rotta.

Hermione prese un bel respiro e si girò, sperando di non sembrare rossa e nervosa come in effetti si sentiva. Posò gli occhi su Ron, e restò a bocca aperta..

"Ron!" esclamò, premendo tutte le dita sulla bocca per arginare l’ondata di riso che minacciava di tracimare. "Cosa – cosa ti sei messo?!" Non poteva fermarlo. Attraverso le dita, stava scoppiando a ridere.

Ron si era tolto i vestiti, dopo tutto. Indossava un’enorme maglietta blu di Hagrid, che gli stava indosso come una tenda. Lui alzò un sopracciglio e incrociò le braccia, il che rendeva il quadro ancora più ridicolo.

"Che c’è da ridere?" la accusò. "Ero fradicio, e tu hai detto che potevo essere allergico. E poi non è tanto diverso da un pigiama." Si fermò a considerare la cosa. "Sicuramente non è peggio di quel maledetto vestito da sera," borbottò cupo.

Hermione si calmò, dopo qualche minuto, ma le era venuto il singhiozzo, a forza di ridere.

"Il tuo vestito da sera - hic – non era - hic – così male, Ron," gli assicurò, indicando la tenda blu.

"Ammetterai che non c’è un grande miglioramento," la sfidò lui. "Quello aveva i polsini di pizzo."

Hermione non rispose. Aveva provato a non pensare a vestiti da sera. Aveva provato – ci aveva provato veramente – a non pensare alle feste da ballo. Era ancora duro per lei accettare che, nonostante tutti i segni che le era sembrato di vedere l’anno prima, Ron ancora non volesse invitarla a un Ballo. Ma non voleva parlare di questo. Si ricordava ancora troppo bene il loro ultimo discorso a proposito di inviti e di balli..

"In effetti - hic – penso che mi metterò una - hic – maglia asciutta anche io," disse, in modo da cambiare argomento. Si diresse verso il guardaroba stranamente piccolo di Hagrid, e Ron si voltò immediatamente verso il muro, coprendosi gli occhi con le mani. Hermione fissò per un momento la sua nuca, provò un brivido incomprensibile, poi cominciò a fare quello che si era prefissata.

C’era qualche effetto personale sparso sulla scrivania di Hagrid: elastici che, Hermione pensava, doveva aver usato per le sue fascine l’anno prima, una bottiglia di quell’orrida acqua di colonia nella quale praticamente si faceva il bagno - Hermione produsse una breve risata di naso. Chissà se lui e Madame Maxime.... ma scacciò subito questo pensiero. C’era una fotografia incorniciata di Hagrid con il padre seduto sulla sua spalla. C’era anche uno specchio un po’ rozzo, col manico di legno, rivolto all’insù, ed Hermione non poté fare a meno di buttare l’occhio. Si vide riflessa nello specchio, sospirò e distolse lo sguardo..

Aprì il cassetto di mezzo di Hagrid, trovò un’enorme maglia a quadrettini che avrebbe senza dubbio nascosto tutto, e la tirò fuori.

"Non sto guardando," Ron disse ad un tratto, la sua voce di nuovo rotta.

Hermione soppresse una risatina. La voce di Ron aveva spesso questo tono di insicurezza, ultimamente, ma in qualche modo lei sapeva che lui non avrebbe sopportato una sua risata. C’erano cose su cui era permesso prendersi in giro e altre... Beh. Non avrebbe riso.

"Lo so che non stai guardando," rispose con tono di superiorità, "anche perché sto andando a cambiarmi in bagno."

"Eh?" Ron si voltò, impaziente. "E perché non me lo hai detto subito? Tutto questo tempo a pensare che tu fossi nu-"

Si fermò prima di completare la frase, e arrossì fino alla radice dei capelli. Entrambi immobili, si fissarono per un lungo secondo: Hermione sembrava aver messo radici sul posto. Aveva pensato che lei... era rimasto lì in piedi a pensare a...?

Ron aveva tutta l’aria di chi non era in grado né di muoversi né di rompere il silenzio per primo.

Chiamando a raccolta ogni briciola di dignità in suo possesso, Hermione chiuse il cassetto di Hagrid, prese il suo zaino e scomparve con la maglia a quadretti nel piccolissimo bagno sul retro della capanna.

Appena fu sola e al sicuro, lasciò cadere lo zaino e immerse il viso nella maglia di Hagrid. Il vento fischiava dall’altro lato del grezzo muro di legno e lei rabbrividì, tentando di non piangere. Respira, Hermione. Non è niente. Va tutto bene. Fai finta che non sia successo. Si raddrizzò, si strappò di dosso i vestiti fradici e scomodi il più veloce possibile e si infilò in quell’improbabile sostituto di camicia da notte. Poi infilò la mano nello zaino, afferrò il suo diario magico e una di quelle penne autoinchiostranti che aveva comprato durante l’ultimo weekend a Hogsmeade, e si sedette in fretta a scrivere sulla tazza del water.

******

Diario di Hermione, Regina delle Streghe

18 Dicembre

Gwen, non dire nulla, ho solo un secondo. Sono intrappolata nella capanna di Hagrid con Ron, c’è una bufera di neve fuori, e mi sa che dovremo passare tutta la notte qui da soli.

E io non dovrei dire nien -

Volevo solo dirti che sto bene; siamo riusciti a superare la bufera e non siamo morti congelati, perciò adesso è tutto a posto.

E questo è tutto quello che hai da dirmi.

Sì.

Mentre sei intrappolata nella bufera con Ron.

Oh, Gwen. Aiuto.

Dimmi.

È tutta la situazione che è stupida. Eravamo fradici – sai, per la neve – quindi abbiamo dovuto cambiarci, e Ron si è cambiato mentre io ero voltata verso il muro, e poi lui si è voltato verso il muro perché io potessi cambiarmi, ma di sicuro non mi cambiavo con lui lì, anche se era girato! Gli ho detto che venivo a cambiarmi in bagno e lui ha detto che avrei dovuto dirglielo subito perché lui era lì in piedi che guardava il muro per tutto il tempo che io cercavo una maglia, pensando che io fossi… nuda. Ha detto così. Beh, quasi. E poi ci siamo guardati. E adesso io non posso tornare di là.

Vuoi restare chiusa in bagno?

Non lo so. Non LO SOPPORTO. Ci siamo tenuti per mano nella neve. L’ho persino abbracciato là fuori. Dio, quanto sono idiota. Lo ha capito, lo ha capito, lo so che lo ha capito -

Non lo ha capito. Non lo capiscono mai.

Promettimi che è vero. PROMETTIMELO.

Te lo prometto, croce sul cuore. Magari ha qualche dubbio, Hermione, ma non penso. Non lo ha capito. Ora ascoltami. Avete fatto sapere ad un insegnante dove siete?

Non possiamo. Non c’è modo di farlo. Ho provato.

State male? Siete al caldo? Avete bevuto qualcosa?

No, niente. Eravamo troppo infreddoliti per fare qualcosa di più che accendere il fuoco e asciugarci. Non abbiamo nemmeno cenato, perché Piton non ce lo ha permesso – troppo ansioso di buttarci in una bufera per punizione. Oh, ma se ne sarebbe accorto, se fossimo morti là fuori. In effetti, meglio lasciar stare. Probabilmente non gliene sarebbe importato nulla...

Ora voglio che tu esca da qui: prenditi qualcosa da mangiare, bevi un po’ d’acqua e vai a dormire. Hai bisogno di riposo. E, per favore, parlami di nuovo domattina, o mi preoccuperò.

Dormire. Ma se non so nemmeno dove dormiremo. Oh, Gwen. Mi è appena venuto in mente. Non so dove potremmo dormire!

Cosa vuoi dire? Non c’è un letto?

Beh… ma CERTO che c’è un letto – ma ce n’è solo UNO!

Allora prendilo tu. Se Ron è almeno un po’ gentiluomo -

Gwen, ti prego -

- e in qualche suo modo immagino che lo sia, non ci penserà due volte a cedertelo.

Sì ma... che cosa farà lui?

Sopravviverà.

Hermione?

Hermio –

*******

Ma Hermione aveva chiuso il diario di colpo. Ron aveva appena bussato alla porta.

"Si può sapere cosa fai là dentro?"

"Vattene, Ron!" rispose lei con voce stridula, infilando velocemente Gwen in mezzo ai suoi libri e aggiustandosi l’enorme maglietta a scacchi. Si assicurò che l’ampia scollatura fosse ben tirata indietro e che non mostrasse nient’altro che il collo.

Ron emise un suono di disgusto. "Proprio come Ginny, sempre a piantare le tende in bagno."

Hermione raccolse le sue cose e aprì la porta. "Io non pianto le tende. Mi stavo cambiando." Marciò fino alla sedia, posò lo zaino e mise i vestiti bagnati ad asciugare sui braccioli. Li asciugò con un incantesimo, notando che i vestiti di Ron stavano ancora sul pavimento, un mucchio informe e bagnato. Li lasciò dov’erano.

"Ehi, bevi quella a testa in giù," disse Ron improvvisamente, indicando una bottiglia di burrobirra aperta sul tavolo. "È il rimedio di mamma per il singhiozzo." Entrò nel bagno, e chiuse la porta.

"Il singhiozzo è passato," rispose vagamente Hermione, prendendo la burrobirra e spostando lo sguardo dall’etichetta della bottiglia alla porta del bagno. Ron era così... inaspettato. Sedette al tavolo tenendo la bottiglia per il collo: ne faceva rigirare la base perdendosi dietro ai suoi pensieri. Era così insultante. Ma anche pieno di attenzioni. Sentì un calore nello stomaco, come se avesse bevuto la burrobirra tutta d’un fiato.

Ci fu un rumore di acqua corrente, un cigolio di cardini, e poi Ron riapparve.

"Come…," chiese, fermo sulla porta del bagno con le braccia incrociate, scuotendo gravemente la testa "Come lo fa Hagrid?"

Hermione lo guardò interrogativa. "Come fa cosa?"

"A starci dentro. Nel bagno." Ron sembrava pensare intensamente alla possibile risposta.

"Beh... forse è un incantesimo allargante, come quelli che abbiamo usato l’anno scorso sulle tende," tentò di aiutarlo Hermione.

Ron annuì. "Oppure, sai, si mette qui fuori della porta e cerca di mirare per -"

"Ron!"

Ma lui non la sentì; era troppo preso da una crisi di risate. Hermione sorseggiò piacevolmente la burrobirra e tirò su col naso, disgustata. Ron la ignorò completamente e, dopo essersi ricomposto, si diresse alle mensole piene di boccali e tazze da té. Scelse un boccale enorme e lo posò sul tavolo, vicino alla sua bacchetta, poi cominciò a curiosare in giro.

"Oh," disse Hermione, alzando un poco verso di lui la burrobirra. "Ne prendi una anche tu?"

"Quella era l’unica," rispose Ron, estraendo alcuni pacchetti malridotti da un ripostiglio e impilandoli sul tavolo, prima di voltarsi verso una grossa botte di legno che stava sotto le mensole.

Hermione lo guardava, tenendo stretta la sua burrobirra, sentendosi come si era sentita nel momento in cui Ron l’aveva difesa contro Malfoy. Come se, non importava cosa potesse succedere, ci fosse comunque qualcuno a proteggerla. Il suo cuore batteva forte.

"Possiamo dividere questa, allora," disse, alzandosi per versarne metà nel boccale di Ron.

"No, veramente," rispose lui, alzando il coperchio della botte e sorridendo. "Bevila tu. Io ho trovato qualcos’altro." Afferrò il boccale, lo immerse nella botte, rimise a posto il coperchio e si sedette di fronte ad Hermione. "Fame?" chiese – e iniziò ad aprire uno dei pacchetti sul tavolo.

Hermione strinse le labbra e ridusse gli occhi a due fessure. "Che cosa stai bevendo?" domandò, chiedendosi se voleva veramente sapere la risposta.

"Acquavite di miele," rispose Ron, scartando due pezzi semi-carbonizzati di torta. Fece una smorfia. "Hagrid… tu mi ucciderai."

"Ma, Ron," insistette Hermione poco convinta, "Hagrid è via da più di sei mesi! Quell’acquavite non può essere buona – avrà sviluppato qualche tipo di fungo!"

"Naa." Ron aprì un altro pacchetto e sospirò rumorosamente vedendo una pila di biscotti di roccia. "Tanto per cominciare è distillata, quindi si conserva più a lungo. E poi, l’estate scorsa, ho visto papà che mostrava a Bill come mantenerla bevibile per dei mesi. La puoi incantare, sono sicuro che Hagrid lo fa."

Hermione non era del tutto soddisfatta. "Beh, anche se non è velenosa," disse, in un tono di voce che faceva presumere che in effetti lo fosse, "non è comunque un alcolico molto forte?"

Ron staccò coi denti il laccio di un altro pacchetto e lo aprì. "Non so," rispose, sputando il cordoncino sul tavolo, "Te lo dirò quando l’avrò bevuta. Sì!" Sollevò un panetto di caramella mou di Hagrid. "Questo lo posso mangiare." Prese la sua bacchetta. "Wingardium Leviosa!"

Il panetto di mou si alzò in volo e Hermione lo osservò, mentre qualcosa risuonava dentro di lei. Era sciocco, lo sapeva, ma non poteva fare a meno di andare indietro nel tempo quando lui pronunciava quell’incantesimo. Le faceva venire in mente una clava molto pesante, che cadeva sulla testa di un troll molto, molto brutto.

"Mobilicuppedus!" Ron puntò la bacchetta e sospese il dolce sul focolare, appena fuori dalla portata delle fiamme.

Hermione gli sorrise e bevette un sorso di burrobirra. "Il tuo latino è migliorato," lo lodò.

Ron alzò le spalle. Solo la punta arrossata delle sue orecchie rivelava la verità. "Questo l’ho imparato solo perché passo tanto tempo da Mielandia." Fece una pausa. "E perché rubo le caramelle a Fred e George." Sogghignò, poi sospirò indicando il panetto sospeso di mou. "Non possiamo mangiarlo finché non si ammorbidisce, ma io sto morendo di fame. Certo, non lo mangerei se non stessi impazzendo – io e Harry abbiamo fatto voto di non mangiare nulla cucinato da Hagrid a meno che non stiamo letteralmente morendo di fame."

Hermione rise, ma ritornò subito seria. Non aveva più pensato a Harry dal momento in cui lei e Ron erano stati puniti – ormai sembravano giorni. Le venne in mente la lezione, prima, e lo sguardo cupo sul viso di Harry, e la conversazione sussurrata che aveva avuto con Ron.

"Ron, che problema ha Harry?"

Ron la guardò, poi distolse lo sguardo. Alzò il boccale e ingoiò un bel sorso di acquavite. "Curioso," mormorò, guardando dentro il recipiente prima di ripoggiarlo sul tavolo. "Pensavo avesse un gusto diverso. Non è male, però. Vuoi assaggiare?" E sporse il boccale verso di lei.

"Per favore, non ignorare la mia domanda." Hermione picchiettava con le dita la sua bottiglia. "Lo so che tu e Harry avete un segreto, e lui non è al sicuro ora che l’Oscuro Signore è tornato... Voglio solo essere sicura che non riguardi nulla di pericoloso."

"No, non ti preoccupare," rispose Ron brevemente. "Dovrei metterci un piatto sotto." Si alzò, prese un piatto da una mensola e lo mise sotto il panetto, che aveva appena iniziato ad ammorbidirsi sugli angoli.

Irritata dalle sue risposte criptiche, Hermione incrociò le braccia. "E questo è tutto ciò che hai da dirmi."

Ron tornò a sedersi e alzò le spalle. "Sì. Più o meno." Prese il boccale e diede un altro lungo sorso – ovviamente non intendeva spiegarsi ulteriormente.

"Perfetto. Se hai deciso di fare così." Hermione si alzò rigida e si diresse verso il suo zaino. Prese diario e penna, posò la burrobirra e la bacchetta magica sul comodino e si buttò sull’imponente letto di Hagrid.

"Oh, ma dai," tentò Ron.

Hermione lo ignorò completamente ed aprì il diario. Con la punta della lingua, leccava l’asta della sua penna.

"Hai intenzione di star distesa lì a scrivere sul tuo diario tutta la notte?" Ron camminava rumorosamente per la stanza col suo boccale in mano. Si fermò vicino al letto e cominciò a fissarle la schiena, e improvvisamente Hermione si sentì molto calda e irritata ed eccitata allo stesso tempo.

"Certo," disse con ostinazione. "Lei non ha segreti con me."

Ron succhiò l’aria rumorosamente.

Hermione si rese conto del suo errore. Buttò la faccia nel cuscino di Hagrid. "Oh NO," ansimò, desiderando con tutte le sue forze di poter in qualche modo cancellare la sua ultima frase. Mai nella vita prima di allora aveva mai pensato di tentare un incantesimo di modifica della memoria, ma stava pensando seriamente di provare adesso.

"Lo SAPEVO!" gridò Ron, ed Hermione capì che stava saltando di gioia perché sentiva il letto vibrare quando lui toccava terra. "Lo sapevo che era un diario incantato! HA! Lei non ha segreti per te, vero? HA! Avevo RAGIONE!" Urlava a pieni polmoni, e probabilmente stava facendo qualche genere di danza per la vittoria, perché i suoi piedi facevano un rumore infernale sul pavimento.

Hermione si rigirò e si mise in ginocchio, furiosa. "VUOI STARE ZITTO?!" urlò. "NON SONO affari tuoi quello che il mio diario è o non è!"

Il sorriso di Ron andava da un orecchio all’altro. Bevve diverse sorsate dal suo boccale, lo posò sul tavolo vicino alla burrobirra di Hermione, e si buttò a sedere sul letto. Si avvicinò molto e, anche contro la sua volontà, Hermione sentì l’odore dei capelli bagnati, dell’acquavite di miele e di un Ron altamente gratificato. Erano occhi negli occhi.

"Mi spiace terribilmente, Signorina Granger," disse, con tono molto triste e basso, come Nick-Quasi-Senza-Testa, "ma ho paura che d’ora in poi si giochi a carte scoperte." Sogghignò, e ritornò ad essere Ron. "Posso vederlo?" E allungò una mano per prendere il diario.

Hermione lo afferrò con entrambe le mani e se lo portò al petto. "Non osare!" sibilò. "Come ti viene in mente, Ron?" Si risedette sui talloni e lo guardò di traverso, sentendosi arrabbiata e pronta al litigio – e terribilmente irritata con sé stessa per la sensazione intensa che le davano le sue ginocchia, dove toccavano un lato della sua gamba.

L’espressione trionfante di Ron, in qualche modo, perse un po’ del suo smalto. "Come mi viene in mente cosa? Non ho fatto niente," disse sulla difensiva.

"Hai provato a prendermi il diario proprio adesso. E mi hai costretto a rivelare un segreto." Hermione sapeva di aver fatto tutto da sola, ma non le importava. E comunque sembrava veramente che la colpa fosse di Ron. "E soprattutto, non mi vuoi dire cosa succede a Harry, non è solo amico tuo, è anche mio, e non è... Sei solo..." Tirò su col naso. "Lasciami sola."

Il sorriso di Ron era sparito. Al suo posto c’era un’espressione sincera. "Non posso dirti quello di cui stavo parlando con Harry, perché gli ho promesso che non lo avrei fatto," disse semplicemente. "Davvero, non sto cercando di farti impazzire."

Hermione lo guardò negli occhi. Stava dicendo la verità.

Sospirò lievemente – adesso aveva un nuovo peso sul cuore. "Non posso credere che Harry voglia tenermi all’oscuro di qualcosa," disse tristemente, non rendendosi nemmeno conto di aver espresso il suo pensiero a voce alta. "Dopo tutto quello che..." Ma si fermò, improvvisamente molto stanca. Si alzò, rimise Gwen nello zaino, finì la sua burrobirra e la poggiò sul tavolo. Ritornando a letto, ignorò completamente Ron, lo scavalcò e si mise sotto la coperta, faccia al muro. E chiuse gli occhi.

"Ma non c’entra nulla con quelle cose," continuò Ron. "Sul serio. Non c’entra con la sua cicatrice o con Tu-Sai… Voldemort...." La sua voce era salita di un’ottava.

Hermione si rigirò di colpo e guardò Ron negli occhi. Aveva sempre pronunciato il nome dell’Oscuro Signore in presenza di Harry, perché Harry non avrebbe tollerato altro, quest’anno. Ma Ron non aveva mai detto ‘Voldemort’ prima, quando erano loro due da soli. Lui la fissava molto seriamente adesso, e lei sentì un brivido tra le costole.

"Va bene così," sussurrò. "Non hai bisogno di dirmelo."

"Hermione..." Ron sbuffò rumorosamente e si passò una mano tra i capelli, rizzandoli di nuovo. "Pensaci bene. Qual è stata l’ultima lezione della professoressa Sprite, prima che ci trovassimo da lei stasera?"

Lei lo guardò perplessa. Che razza di domanda. "Ha detto che aveva appena finito con il sesto anno di Corvonero, giusto?"

"Già. E a che ora?"

Hermione riflettè. Ron si stava comportando in modo bizzarro. Si tirò a sedere sul letto, sostenendosi con i gomiti. "Mi pare che abbia detto.... che la lezione era finita un’ora prima che ci presentassimo da lei. Ma questo cosa c’entra con -"

Ron la zittì agitando la mano. "E a Pozioni, ti ricordi cos’hai chiesto a Harry?"

"Non.... non mi ricordo."

"Non ci credo," disse Ron seccamente. "La signorina Granger dai quattrocentoventotto milioni di punti a Grifondoro per l’intelligenza? Pensaci un po’ di più."

Hermione arrossì di piacere e di fastidio. "Gli ho solo chiesto come andava," replicò.

"E poi?"

"E poi..." Hermione si spremeva le meningi. "Non lo so, Ron! Non so nemmeno perché mi stai chiedendo tutte queste cose!"

Ron le lanciò uno sguardo devastante. "Che lezione avevamo proprio prima di Pozioni," chiese lentamente, a denti stretti.

"Io Aritmanzia. Voi avevate Divinazione." Un lampo nel cervello di Hermione. 'Divinazione! Ho chiesto ad Harry cosa gli era successo a Divinazione per avere i capelli tutti bagnati!"

Ron annuì. "Giusto. E magari aveva i capelli bagnati perché..."

Hermione fissò Ron: finalmente cominciava a comprendere. Le stava dando degli indizi. Non poteva dirle il problema di Harry, quindi la stava conducendo a trovare la risposta da sola. Si sedette più dritta e lo fronteggiò, i battiti accelerati per l’eccitazione. Era un enigma. Era divertente.

"Dunque, aveva i capelli bagnati perché… è stato fuori nella neve? No, aspetta, non dirmelo – non puoi parlare. Okay, era fuori. Durante Divinazione? Ma perché diavolo avete dovuto uscire nella neve durante Divinazione? Oh – non posso proprio fare nessuna domanda?" Le parole di Hermione si accavallavano l’una sull’altra.

Sull’angolo della bocca di Ron stava nascendo un sorriso. "Puoi fare una sola domanda," le accordò, con un’aria molto soddisfatta nella sua enorme maglietta blu. Prese il suo boccale e bevve un altro sorso. "Ma devi accontentarti di un sì o di un no."

Hermione ci pensò un po’, cercando la migliore domanda possibile. Era difficile, così sui due piedi, ma almeno si sarebbe tolta di mezzo una possibilità.

"Per caso una parte della lezione di Divinazione è stata tenuta all’esterno oggi?" chiese senza fiato.

Ron sorrise. "No," fu la risposta.

Hermione restò di sasso. "Ma se era fuori a bagnarsi i capelli vuol dire che non era in classe - no! Harry non avrebbe mai tagliato una lezione!" protestò, sapendo benissimo che probabilmente era proprio così. "L’ha FATTO! Mi meraviglio di come passiate gli esami, veramente – il modo che avete di affrontare le cose – per quanto, dopotutto, è solo Divinazione." Tirò su col naso sdegnosa.

"Se hai finito di fare la predica…?" la incitò Ron.

"Ah, giusto." Hermione si scostò i capelli dagli occhi e congiunse le mani in grembo. "Quindi... Harry ha tagliato Divinazione per uscire nella neve e..." Hermione si interruppe. Le serre, c’entrano le serre. "E se la Sprite ha finito con il sesto anno di Corvonero un’ora prima che arrivassimo noi," pensò ad alta voce, "vuol dire che la loro lezione di Erbologia e la vostra di Divinazione erano contemporanee..."

Hermione spalancò gli occhi. Si portò una mano alla bocca e guardò Ron. "Harry ha provato ad invitare Cho al Ballo," sussurrò attraverso le dita. "È così. Ha provato ad incontrarla mentre lei tornava al castello, o qualcosa del genere."

Ron non la guardò in faccia, né rispose. Bevve un lungo sorso e si alzò, facendo ondeggiare il materasso. Rimise il boccale sul tavolo e riprese la sua bacchetta.

"Finite Incantatem," disse. Il panetto di caramella mou finì con uno squish! sul piatto sottostante.

Ma adesso che aveva avuto le risposte che cercava, Hermione non sapeva bene cosa dire. Si riappoggiò al cuscino, osservando Ron che prendeva posto sul pavimento accanto al letto e cominciava a mangiare.

"Ne vuoi?" chiese lui a bocca piena.

Lei scosse la testa. Non aveva per niente fame, anzi, si sentiva come se qualcuno avesse legato il suo stomaco con un nodo stretto e doloroso. Harry e Ron avevano discusso insieme sulle ragazze da invitare al Ballo – ragazze che Hermione nemmeno conosceva. Ebbe un tuffo al cuore pensando a Ginny Weasley. Non sarebbe riuscita a dire nemmeno una parola su questo argomento a Ginny – anche se, forse, sarebbe stato più gentile parlargliene. Hermione guardò Ron, che era concentrato sul suo surrogato di cena, e si chiese quale ragazza del settimo anno lui stesse pianificando di invitare.

Non lo voglio sapere.

"Buonanotte, Ron," disse calma, e si girò verso il muro.

La stanza divenne all’improvviso molto silenziosa. Hermione non riusciva a sentire Ron masticare, o anche solo respirare – c’era solo il continuo ululare del vento e della neve, fuori dalla capanna. Un attimo dopo, lo udì alzarsi in piedi, inciampando leggermente. Ci furono passi, il rumore del piatto poggiato sul legno e la luce si spense quasi completamente.

"Non spegnere il fuoco," disse lei, senza pensarci. "Congeleremo."

"È ancora acceso, l’ho solo abbassato."

Ci furono altri passi, poi un respiro sopra di lei, molto vicino al letto. Il cuore di Hermione balzò in gola. Stava per stendersi accanto a lei. Ma non avrebbe - Gwen aveva detto che se fosse stato un gentleman... ma Gwen non conosceva veramente Ron, e Ron aveva bevuto un boccale esagerato di...

"'Notte, Hermione."

Lo sentì sollevare il secondo cuscino, vicino alla sua testa. Dopo un momento, lo sentì stiracchiarsi per terra. Sentì una fitta di panico.

"Ma su che cosa dormirai?" le scappò detto.

Ci fu una pausa.

"Su niente," rispose Ron. La sua voce era stranamente forte nella stanza buia e silenziosa.

Hermione inspirò. "Beh, non so se è una buona idea, con la neve e tutto. Se si abbassa la temperatura rischi di stare male, e siamo già stati esposti alla furia degli elementi abbastanza, per oggi – penso che ti serva una coperta." Le parole le uscivano così, d’istinto, e lei si congratulò con sé stessa per essere riuscita a mettere insieme qualcosa di credibile senza alcun preavviso.

Ron tacque per qualche istante. "L’unica coperta che c’è è la tua," disse finalmente.

"Oh." Hermione tentò di controllare il proprio nervosismo. "Non c’è problema. È abbastanza grossa, sono sicura che ci stiamo anche in due."

Nel silenzio, gli unici suoni udibili erano quelli di due persone che respiravano forte.

Il pavimento scricchiolò. Hermione trasalì. Ron si stava alzando e stava venendo verso il letto; ci fu un rumore ai piedi del letto e poi la sensazione di aria in movimento al di sotto della coperta. Ron l’aveva alzata e ci si stava infilando sotto. Il materasso si spostò un poco, ma si rimise subito a posto. Ci furono altri cigolii – probabilmente stava trovando una posizione comoda, e di nuovo la stanza ritornò al silenzio carico di respiri e ai suoni della tempesta.

"Hai abbastanza spazio?" chiese debolmente Hermione.

"Sì."

Qualcosa non tornava. La voce di Ron non proveniva da vicino a lei, ma da qualche parte ai piedi del letto. Si voltò di colpo e si trovò in faccia due piedi grossi, nudi e lentigginosi, posizionati a pochi centimetri dal suo naso. Hermione sbuffò rumorosamente di esasperazione, prima di potersi fermare.

"Che c’è?" chiese subito Ron.

"I tuoi piedi. Ce li ho in faccia," disse lei acida, improvvisamente arrabbiata con lui per motivi che non voleva ammettere con sé stessa.

Ron ritirò le sue estremità più sotto le coperte. "Anche i tuoi non sono una passeggiata!" replicò.

"Beh, allora girati dall’altra parte!" urlò Hermione, tirando su le gambe e sedendosi per fulminarlo meglio con lo sguardo. Poteva intuire il suo fastidio dall’altra parte del letto, mentre si sistemava a pancia in giù

Hermione si ributtò sul suo cuscino e chiuse gli occhi, troppo frustrata dalla situazione per dire ancora qualcosa. Dormire in questa posizione non era per niente quello che aveva in mente. Non che avesse qualcosa di preciso in mente. Arrossì nel buio, e provò a convincersi che non aveva sperato che succedesse proprio nulla. Gwen aveva ragione. Poteva sopravvivere anche sul pavimento.

Si stava rigirando un po’ troppo, adesso, e faceva un sacco di rumore. Le molle del materasso cigolavano. Qualcosa di pesante cadde per terra. Sembrava che Ron stesse armeggiando con carta, metallo e tessuto.

"Ma cosa stai facendo?" gli domandò, chiedendosi quanto l’acquavite avesse fatto effetto, dopotutto.

"Niente." Ma chiaramente non era “niente” - Hermione spalancò gli occhi e li sbattè, per il riflesso della luce sul soffitto. Spostò il suo sguardo su Ron, che penzolava per metà fuori dal letto e stava facendo qualcosa alla luce della sua bacchetta.

"Cos’hai lì?"

"Un baule -" disse Ron con fatica, la voce tesa come se stesse spostando qualcosa di pesante. Il materasso si spostò di colpo.

"Il baule di Hagrid?" Hermione chiese con un tono di disapprovazione, decisa a non prendere parte in qualunque cosa Ron stesse combinando.

"No, quello di Aidan Lynch," borbottò Ron, e poi, "Oh, Dio! Non ci posso credere che l’ha tenuto."

Hermione lottava con sé stessa. Da un lato, non le sembrava giusto ficcare il naso nelle cose degli altri. Dall’altro, era nella sua natura voler sapere tutto, non poteva farne a meno. Obbedendo alla sua curiosità, quindi, si spostò ai piedi del letto con Ron e si sporse vicino a lui. Guardò nel baule. Là, avvolte nelle pieghe di un tessuto enorme e nero, con uno stemma scolorito di Grifondoro, erano nascoste due metà spezzate di un enorme uovo maculato.

"Ohhhh..." disse in un soffio Hermione, toccando con cautela il guscio. "Norberto..." Lo carezzò dolcemente, ricordando il giorno in cui il drago era nato, seguito poi dall’incidente sulla torre di Astronomia – la punizione, la perdita di punti, la devastazione – e sorrise. Alla fine, queste cose non erano state importanti.

"Il piccolo Norberto," sogghignò Ron. "Norbertuccio - Hagrid ancora pensa di essere la sua mamma, ci scommetto. Ovviamente, in fondo non ha mai morso Hagrid." Ron aprì la mano sul lenzuolo e puntò la luce della sua bacchetta su di essa. "Gli devo mostrare questa cicatrice, quando torna dai giganti. Gli farà venire un attacco di nostalgia."

Hermione fissò l’interno del polso di Ron. "Non sapevo che avessi una cicatrice," disse, abbassandosi per vedere meglio. Le loro braccia si toccarono, e un brivido le passò lungo la schiena.

Ron fece un buffo suono strozzato e si schiarì la gola. "Sì, beh," disse bruscamente, "niente di speciale. Non i dice quando l’Oscuro signore è dietro l’angolo, sai… non mi fa svenire durante le lezioni."

"Fammi vedere -" Hermione passò la sua mano sinistra sotto quella di Ron e con l’indice destro toccava un paio di segni bianchi un po’ sbiaditi sul suo polso. Il respiro di Ron era molto vicino al suo orecchio, e lei pensò di sentirlo inghiottire. Le venne in mente come era stato facile tenergli la mano nella neve, e si chiese se avrebbe sempre dovuto trovare una buona scusa per farlo. "È qui che ti ha morso?"

Ron si schiarì la gola di nuovo. "Sì -" azzardò, ma la voce si spezzò sulla singola parola.

Hermione si morse la lingua, e continuo come se nulla fosse stato. "Non me l’hai mai mostrata." Disegnò un cerchio attorno ai due segni delle zanne con la punta del dito, e Ron inspirò rumorosamente. Di colpo Hermione si sentì inspiegabilmente potente. "Dovresti ringraziare che non ti fa svenire durante le lezioni," gli disse piano. "Non è piacevole, Ron."

Tacquero entrambi per un momento.

"Lo so," rispose. La sua voce era bassa, adesso, e calda, ed Hermione poteva sentirla vibrare dietro il suo orecchio, sul collo. Un’ondata di calore quasi insopportabile si infranse nel suo ventre, mentre il sangue pulsava nelle sue orecchie. Smise di carezzare il polso di Ron col dito, ma lasciò che la sua mano continuasse a poggiare su quella di lui, incapace di abbandonare il contatto. La sua mente era piena di immagini delle cose che avrebbe voluto fare, ma che non poteva fare. Era da incubo, essere così vicini, al buio, in un letto, il suo respiro caldo sul collo, e non poter -

"Ho aperto il baule di Hagrid solo per vedere se trovavo una coperta in più." Interloquì bruscamente Ron. Hermione si riscosse. "Potrei usare i suoi vecchi abiti da studente – sono grossi abbastanza."

"Cosa..." Hermione non riusciva a mettere in fila i pensieri. "Io non..."

"Così non avrai i miei piedi in faccia."

Hermione inghiottì. "Oh. Giusto." Il suo cuore accelerò. Non poteva significare che avrebbe dormito sul pavimento. Non poteva. Si spostò un poco più vicino a lei, e lei sentì la pelle della caviglia di lui contro la sua. Si costrinse ad assumere un tono normale, mentre cercava le parole giuste per dirlo. "Non c’è niente che non va nei tuoi piedi, Ron," si udì dire troppo velocemente, "ma penso che nessuno dei due debba dormire da quel lato del letto. Sta su un piano inclinato - guarda." Tolse la mano dal suo polso e la spinse sul fondo del materasso, come a dimostrare che pendeva in avanti. "Ci andrebbe tutto il sangue alla testa."

"E non è bene?" chiese immediatamente Ron.

"Non è salutare."

"Oh." Si inginocchiò per chiudere il baule di Hagrid, poi si rigirò e gettò il cuscino verso la testiera. "Buono a sapersi."

Il disappunto che Hermione provava per aver lasciato andare la mano di Ron fu presto cancellato dal fatto che, in pochi istanti entrambi erano comodamente sistemati sotto la coperta, dalla stessa parte del letto. Hermione stava distesa a faccia in su, non volendo dargli le spalle ma non fidandosi nemmeno di girarsi verso di lui. Ron strisciò la gamba contro la sua.

"Scusa," mormorò, e la spostò all’istante. La stanza ritornò silenziosa. Non si stavano toccando per niente. "Notte," disse finalmente Ron. E si voltò nella direzione opposta a quella di Hermione.

Un orribile senso di vuoto stava affondando nel cuore di Hermione. Non andava bene. Non andava per niente bene. Il dolore che provava nel petto era così forte che minacciava di sopraffarla, e improvvisamente ebbe paura. E se questo fosse tutto quello che posso sperare? si chiese, fissando il soffitto senza vederlo. La domanda era legittima. Dopotutto, tutto ciò che era successo finora era stato iniziato da lei. Lei gli aveva preso la mano. Due volte. Lei gli aveva detto che non era un problema dormire nello stesso letto. E forse, per tutto il tempo, lui avrebbe preferito dormire sul pavimento. Magari gli piaceva qualche altra ragazza. Lei non poteva saperlo. Non è che lui, o Harry le avessero mai detto qualcosa a proposito di questo. Mai.

"Perché Harry non voleva che lo sapessi?" chiese improvvisamente, le sue parole inghiottite dal buoi della stanza. "Cosa c’è di tanto assurdo nell’invitare Cho? Cosa pensa che potrei fare? Prenderlo in giro per questo? Non lo sa che non lo farei mai?"

Ron si spostò vicino a lei. "Non so," mugugnò.

"Immagino che anche tu non vorresti parlarmi di una cosa di questo tipo," si sforzò di dire, sentendosi bruciare il viso, "ed è stupido. Sai cosa me ne frega delle ragazze con cui uscite. Voglio dire, sono affari vostri, ovviamente, ma potete parlarmene senza problemi, sai." Tentò di respirare, ma scoprì improvvisamente che i suoi polmoni sembravano compressi nel petto . "Potete dirmi tutto ciò che volete."

Ron si giro sulla schiena, accanto a lei. Con la coda dell’occhio Hermione poteva vedere che anche lui stava fissando il soffitto.

"Noi... è che abbiamo deciso di tenercelo per noi e… semplicemente farlo," ammise Ron lentamente, come se avesse deciso di prendere in parola Hermione. "Un metodo che più o meno ci ha aiutato a trovare il coraggio l’anno scorso. Dovevamo incontrarci nella sala comune di Grifondoro stanotte, una volta concluso."

Hermione ebbe un moto di contrazione. Allora sapeva chi voleva invitare al ballo. Probabilmente l’aveva già fatto, chiunque fosse. Di colpo, sentì un gran freddo dentro di lei. "Oh," disse piano.

"Già."

"E quindi Harry ci è riuscito, o...?"

Ron alzò le spalle; Hermione percepì il movimento attraverso il materasso. "Ho provato a chiederglielo a Pozioni, ma non me lo ha voluto dire. È stato quando tu..."

"Quando ho ficcato il naso nei suoi affari." La frase le sfuggì prima che potesse fermarla.

"Non volevo metterla giù in questo modo -" cominciò lui.

Hermione giro la testa sul cuscino. "Beh, di sicuro non ficcherò il naso nei tuoi," riuscì a dire nonostante il nodo in gola che sentiva. "Devi essere felice di essere riuscito a toglierti d’impiccio oggi. Ad ogni modo, non voglio tenerti sveglio." E si mosse per voltarsi verso il muro.

"Non sono riuscito a togliermi d’impiccio." La voce di Ron era stranamente tesa. "Volevo farlo prima di Pozioni. Qualcosa purtroppo mi ha prevenuto."

Come pensavo. "Beh, mi spiace che tu sia finito qui con me, altrimenti avresti potuto farlo dopo." Hermione non era dispiaciuta per niente; in effetti, avrebbe voluto non aver mai chiesto nulla di tutto questo a Ron. Le risposte erano troppo dolorose. Nonostante ciò, lottò con sé stessa per sembrare sincera. "Avrai miglior fortuna domani."

Ron si schiarì la gola. Quando parlò, la sua voce era appena udibile. "Non ho bisogno di aspettare domani."

Hermione raggelò. Rimase lì, immobile, a sentire la neve fuori dalla finestra. Il cuore le pompava violentemente contro le costole. Le dita le tremavano. Non può essere....

"Ma cosa stai dicendo?" esalò, girando un poco la testa sul cuscino per vederlo in faccia.

"Ascolta, è solo che - " Ron continuava a fissare il soffitto. Tutto il suo corpo era teso, sotto la coperta, e la sua voce sembrava incapace di scegliere l’ottava giusta. "Vuoi – vuoi venirci con me?"

Il suono della tempesta sembrò svanire completamente. Il silenzio che era caduto all’interno della capanna aveva ammutolito anche il mondo esterno. Hermione fissava il profilo di Ron incapace di trovare le parole. Non poteva rispondergli. Il suo cuore si era fermato.

Ron giocherellò con la coperta e inspirò forte, come se quel respiro fosse necessario dopo alcuni minuti di apnea assoluta. "Lo immaginavo che qua